Un sito contaminato presenta non poche criticità per i lavoratori, sia per quelli che lavorano/lavoravano nelle aziende che hanno determinato la contaminazione dell’ambiente (in Italia la maggioranza dei casi è legata ai siti industriali) sia tra coloro che sono addetti all’operazione di bonifica del territorio. E proprio di queste criticità si occupano le linee guida dell’INAIL, volte a tutelare la salute e la sicurezza degli operatori addetti evitando esposizioni non necessarie o inconsapevoli.

Quando un sito è considerato contaminato

Secondo il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), un sito è contaminato quando sono stati superati i valori delle Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR) determinati attuando la procedura di analisi di rischio sanitario (AdR), volta a stimare quantitativamente il rischio sia dei lavoratori sia dei residenti legato a un’esposizione cronica a specie chimiche contaminanti trovate nel terreno e/o nella falda acquifera, che potrebbero entrare in contatto con questi attraverso l’inalazione, l’ingestione e il contatto dermico. I siti contaminati devono essere sottoposti a bonifica, con le operazioni legate all’eliminazione delle sorgenti di inquinamento da attribuire economicamente a chi ha causato il danno.

Si parla di parziale contaminazione quando uno o più valori sono superiori ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) ma non sono state ancora realizzate le operazioni di caratterizzazione e di analisi di rischio sanitario e ambientale. Per sito non contaminato si intende invece quel sito dove la contaminazione è inferiore ai valori CSC o se superiore è comunque inferiore ai valori CSR.

Come gestire il rischio chimico

A tutela dei lavoratori, prima dell’inizio delle operazioni sul sito contaminato, deve essere realizzato un piano di protezione, per l’identificazione dei pericoli per la sicurezza e la salute in ogni fase della procedura e per la definizione delle idonee procedure di prevenzione e protezione dei lavoratori presenti esposti ad agenti chimici pericolosi e agenti cancerogeni e mutageni. Tale piano deve tenere presente che soprattutto nelle prime fasi i rischi sono frequentemente imprevedibili, che non è possibile programmare a priori la successione degli interventi e che sul sito lavorano in contemporanea più imprese spesso con attività che interferiscono tra loro.

A supporto di tale fase nel 2014 è uscito un manuale operativo realizzato dal Dipartimento Innovazioni Tecnologiche e Sicurezza degli Impianti, Prodotti ed Insediamenti Antropici (DIT) dell’INAIL dal titolo “Il rischio chimico per i lavoratori nei siti contaminati”.

Come gestire il rischio biologico

Secondo il tipo di lavoro previsto per il recupero del sito contaminato, i lavoratori possono essere esposti a rischio biologico durante tutto il percorso (indagini preliminari, sopralluoghi, monitoraggio ambientale, campionamento delle matrici, bonifica vera e propria). A sette anni di distanza dalla pubblicazione da parte del DIT dell’INAIL di un’apposita monografia contenente misure tecniche, operative e procedurali della gestione del rischio biologico in ogni fase dell’operazione di bonifica, tale rischio inizia ad essere inserito nei progetti degli interventi di messa in sicurezza e bonifica di siti contaminati.

Per sapere come CHRI.VA., società che si trova a San Cesareo (Roma) in via Filippo Corridoni 42/44, ti può affiancare nelle operazioni di bonifica contatta lo 06.9570135 e il 334.7136039 o manda un’email a laboratorio@chriva.com. Siamo aperti dal lunedì al venerdì con orario 9-17.30.